Si definisce frequenza cardiaca il numero di battiti che il cuore compie in un minuto. Si parla spesso di frequenza cardiaca in ambito sportivo, perché è un parametro utile sia per stabilire la corretta intensità dello sforzo fisico, rendendolo efficace ma non pericoloso, sia per monitorarne, nel tempo, gli effetti che ha sull’organismo.
Mettendo quattro dita sul polso si può contare il numero dei battiti cardiaci. Se una persona ha 60 battiti al minuto, il suo cuore ha 86 400 battiti in 24 ore. Se una persona ha 70 battiti al minuto, il suo cuore ha 100.800 battiti in 24 ore. Se una persona ha più di 70 battiti al minuto, il suo cuore ha un maggiore lavoro. Più un cuore sale nel numero dei battiti, più invecchia. Noi non siamo padroni del nostro battito cardiaco perché l’attività del cuore è sotto il controllo del sistema nervoso autonomo, svincolato dalla nostra volontà.
Si definisce frequenza cardiaca il numero di battiti che il cuore compie in un minuto o bpm (battiti per minuto). A ogni battito (o pulsazione), il muscolo cardiaco si contrae per pompare il sangue in tutto il corpo.
Attenti a non confondere frequenza cardiaca e pressione sanguigna (anche se esiste un rapporto tra le due): la pressione arteriosa deriva dalla forza che il cuore imprime al sangue a ogni pulsazione, ma rappresenta la spinta che il sangue, o, più propriamente, flusso sanguigno, esercita sulle pareti dei vasi sanguigni arteriosi mentre scorre al loro interno. La frequenza cardiaca, invece, indica soltanto la quantità di battiti per minuto.
La frequenza cardiaca può essere misurata in diversi momenti; vediamo insieme quando:
* a riposo, che corrisponde al numero di pulsazioni (al minuto) del cuore in condizioni di inattività fisica;
* massima, ovvero il valore massimo di battiti al minuto raggiungibile dal cuore sotto sforzo;
* di recupero, che corrisponde al valore che raggiunge il battito cardiaco due minuti dopo aver smesso di fare esercizio fisico.
Fonte : salute e terapia
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